L’INARRESTABILE SETE DI POTERE DI UN SINDACO COLTO MA AFFETTO DA ESASPERATO LOCALISMO

Salerno, 3 settembre 2013

Ambrogio IETTO

Il tiremmolla di DE LUCA

Che l’onorevole De Luca sia dotato di intelligenza acuta e di spiccato acume politico idoneo a penetrare con l’intelletto oltre la superficie delle cose è qualità che gli viene da decenni riconosciuta da osservatori attenti e anche da avversari mentalmente attrezzati per valutare con una dose minima di terzietà doti che gli hanno consentito, comunque, di governare a modo suo la città capoluogo e di egemonizzare, anche con metodi molto discutibili per i convinti assertori del metodo democratico, una corte di esecutori acritici dei suoi desiderata e di subordinati in attesa di concrete gratificazioni identificabili con una nomina ad assessore o a componente del consiglio di amministrazione di una cosiddetta società mista che poi proprio mista non è.

A questi condivisibili riconoscimenti si aggiunge, da parte di chi scrive, anche il consolidato convincimento di avere a che fare con un leader politico dotato di un robusto retroterra culturale prodotto dagli originari studi classici e di filosofia e da ben selezionate letture che l’interessato riesce a concretizzare tuttora durante le marce di trasferimento da un sito all’altro della penisola o quando l’insonnia gli impedisce di lasciarsi accarezzare dalle tenerezze di Morfeo.

De Luca, però, ha anche difetti gravissimi. Tra questi una personale e molto opinabile idea di libertà e di democrazia, un egocentrismo catalogabile come vera e propria patologia, convinto come egli è di considerare il proprio modo di essere, di sentire e di giudicare come l’unico possibile e valido in assoluto, una sempre più marcata tendenza ad inventare frottole in particolare quando, in modo ossessivo, si diletta a compiere ardite comparazioni della nostra città con noti centri urbani del continente europeo e dell’intera mappa planetaria.

Ora con la storia della sua decadenza da sindaco De Luca sta dando proprio i numeri anche in rapporto a suoi colleghi di governo, come gli ex sindaci di Reggio Emilia e di Padova, i cui consigli comunali da quasi due mesi hanno provveduto a formalizzare la delibera nel rigoroso rispetto della procedura prevista dal legislatore.

In una delle ultime sue omelie è stata chiamata in causa, anche con documento presentato al consiglio comunale della città, la mancata formalizzazione delle relative deleghe da parte del ministro delle Infrastrutture e, quindi, l’assenza di una condizione considerata essenziale per pronunciarsi a favore dell’incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di vice – ministro della Repubblica.

Alla lunga, iniziale manfrina si aggiunge ora un tiremmolla che sta producendo a De Luca giudizi molto severi da parte di tanta gente comune ormai portata a considerarlo vittima privilegiata e definitiva del virus andreottiano del legame patologico col potere.

In verità questa sindrome non è nuova. Né è nuovo il comportamento di un consiglio comunale, costituito dalla maggioranza e da quattro componenti della cosiddetta minoranza che, in posizione di irreversibile condizionamento sindacale, ha deciso ieri di chiedere alla Commissione permanente Statuto del consiglio comunale, una sorta di brutta copia locale di Corte di Cassazione, un ulteriore parere sulla vexata questio. De Luca avrebbe potuto decidere tranquillamente di dimettersi da vice ministro e continuare il suo percorso sindacale verso la desiderata candidatura a presidente della giunta regionale della Campania.

Non è stato sfiorato da questa tentazione perché evidentemente l’incarico di vice ministro gli consente di gestire un ‘ qualcosa’, di prendere delle decisioni, di ‘ fare dell’ulteriore bene’ per Salerno come ha avuto modo più volte di affermare nel corso di questi ultimi mesi.

E allora non prenda in giro quella parte della comunità salernitana che ha un po’ di sale in testa e che, pur non dimenandosi tra codici e pandette, non vuole essere abbindolata da manfrine e tiremmolla incompatibili con l’intelligenza deluchiana ma compatibili con la sua inarrestabile sete di potere.

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