UNA COMUNITA’ PRIVA DI SENSO DI APPARTENENZA E NON EDUCATA ALLA PRATICA DELLA CITTADINANZA ATTIVA

 

Salerno, 2 Febbraio 2014

 

Ambrogio IETTO

Ma dov’è la città ?

 

L’editoriale di ieri, ospitato da questo giornale, molto opportunamente definiva ‘ Salerno città declinante’, richiamando, in particolare, la misera storia ventennale dell’aeroporto, oggi denominato enfaticamente ‘Salerno – Costa d’Amalfi ‘ ma al tempo della mia infanzia, vissuta in quei paraggi, definito piuttosto semplicemente ‘ aeroporto militare di Montecorvino’ nella cui circoscrizione amministrativa cadeva quell’accettabile pista di atterraggio e di decollo.

Il declino cui faceva riferimento l’editorialista riguarda l’inarrestabile percorso digradante di una troppo decantata città ‘ europea e mediterranea’.

L’odierna mia riflessione si interroga sulla possibilità o meno di identificare la comunità urbanizzata che va da Fuorni a via Indipendenza e dalle colline al mare con una città antropologicamente considerata come polis e, quindi, come contesto socio – culturale contraddistinto dall’attiva partecipazione degli abitanti alla vita politica mediante diversificate opportunità di incontro, di approfondimento dei problemi comuni, di comparazione e di eventuale contrapposizione di tesi e di proposte, di ricerca della mediazione da partecipare ai responsabili espressi dalla comunità attraverso il consenso elettorale.

Ma una prassi di questo tipo o comunque prossima all’idea veicolare della partecipazione la nostra città non l’ha mai avuta sia perché il dopoguerra l’ha demograficamente accresciuta, accogliendo concittadini provenienti da tante località diverse dell’entroterra cilentano, lucano, picentino e del Vallo di Diano sia perché è mancata del tutto, da parte delle aggregazioni politiche e delle amministrazioni comunali che si sono avvicendate, un progetto culturale orientato all’obiettivo di alimentare il senso dell’appartenenza e del fare comunità.

La stessa esperienza fallimentare dei consigli di quartiere, boicottata nettamente dai reggitori della cosa pubblica degli ultimi venti anni, conferma un preciso disegno funzionale al perseguimento e al conseguimento di una leadership istituzionale egemone, strutturata secondo la logica feudale a sistema  tra vassallo, valvassori e valvassini.

E’ vero, sono fioriti tanti, forse troppi corpi intermedi rappresentati da associazioni culturali e ricreative,  da diramazioni locali di club di rilievo planetario impegnati, nella specificità dei rispettivi progetti, a perseguire l’essenziale obiettivo di portare cambiamenti positivi e duraturi nella comunità in cui si vive e nel mondo.  La nostra città di cambiamenti positivi in senso antropologico, cioè come assunzione di comportamenti individuali e collettivi funzionali ad una cultura della partecipazione, della cittadinanza attiva e della corresponsabilità, non ha prodotto quasi nulla.

Per carità, si moltiplicano sempre di più tante belle iniziative di natura filantropica, assistenziale, solidale ma comunque in uno spirito di convivialità e di tacito assenso alle decisioni del responsabile di turno.

Mai dibattiti significativi sul destino della città, mai posizioni ferme e determinate su scelte che non convincono.

Le piccole aggregazioni sopravvivono se tra gli aggregati è consolidata la cultura dell’autonomia e della compartecipazione al sostegno concreto alle iniziative programmate e realizzate. Non poche di esse sono di copertura a questo o a quel personaggio legato alla politica.

Gli stessi pochi spazi disponibili di aggregazione giovanile, vale a dire le palestre degli edifici scolastici, costituiscono una fonte privilegiata di ricerca e di consolidamento del consenso elettorale.

Infine un consiglio comunale di trenta persone suddivise in tredici gruppi di cui ben otto espressivi di un solo consigliere. Ognuna di queste sottoaggregazioni è dotata di un impiegato comunale comandato a far da segretario, di un ambiente proprio e di regolare collegamento telefonico. Altro che revisione della spesa pubblica. E’ solo vergogna.

La stessa data dell’ennesima seduta comunale è disposta con la consueta determinazione dal vassallo leader.

E a chi scrive fa tanta tenerezza il presidente del consiglio, giovane ed intelligente professionista, costretto ad esporre ancora una volta le procedure di una decadenza ad una comunità cittadina che, tutto sommato, si diverte seguendo la manfrina attivata dal De Luca pensiero e manifesta la propria incapacità ad esprimere un corretto dissenso ad un modo di gestire la cosa pubblica esclusivamente ispirato al proprio credo personale.

 

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