TRA I GRAVI LIMITI DI DE LUCA SI RIPROPONE CONTINUAMENTE LA NATURALE PROPENSIONE ALL’ARROGANZA E ALL’OFFESA VERBALE

Salerno, 22 Maggio 2015

Ambrogio IETTO

IL VERO SIGNIFICATO DI “ CAFONE “

L’accoglienza poco garbata espressa l’altra sera da un folto gruppo di cittadini di Nocera Inferiore al Cinema – Teatro Diana, nei confronti dell’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, candidato alla presidenza della regione, si giustificava per essere stati essi denominati ‘cafoni’ dallo stesso uomo politico in occasione di una vicenda sportiva consumatasi a Salerno.
Il candidato ha dichiarato di non avere mai proferito questo negativo apprezzamento nei riguardi dei tifosi molossi. Finora non è stato esibito un solo documento, cronaca giornalistica o frammento televisivo, che confermi o smentisca l’avvenuta provocazione.
Ma, alla fine, non è questo il particolare che interessa.
I cittadini di Salerno, nel corso dei quattro mandati sindacali di De Luca, sono stati destinatari centinaia di volte di questo epiteto e non vi hanno dato peso.
Per arrendevolezza, docilità, condiscendenza ?
No, semplicemente perché hanno considerato De Luca stesso un cafone come gli altri.
Se infatti la parola ha il significato di ‘ contadino ingenuo ‘ che Ignazio Silone attribuiva, in ‘Fontamara ’ , ai tanti ‘cafoni’ in rivolta contro i potenti per un corso d’acqua deviato che irrigava le loro campagne, bene a De Luca, grazie alla preziosa intuizione del suo papà, è stato fatto lasciare il borgo montano – rurale di Ruvo del Monte, quindi è stato condotto nella civile Salerno, sede millenaria della più antica Scuola Medica, e dopo la frequenza del liceo classico ‘Tasso’, non più autorevole del prestigioso omologo liceo ‘Gian Battista Vico’ di Nocera Inferiore, lo si è abilitato a capo dei contadini ‘cafoni’ della Piana del Sele, sollecitati a suo tempo dallo stesso De Luca, in quell’epoca sindacalista di professione, a liberarsi dalle vessazioni del padronato.
Allora è bene che i tifosi nocerini non si offendano più di tanto.
I loro padri, per niente presuntuosi dei propri antenati che duemila anni prima della nascita di Cristo, all’epoca del bronzo antico, misero su a Nocera addirittura una zecca, molto umilmente si adoperarono per trasformare il loro agro in uno dei più fertili e fecondi d’Italia.
La loro protesta, piuttosto, ha avuto una valore educativo di primaria importanza. Ha fatto capire a De Luca che non deve parlare a vanvera e che deve misurare bene le parole.
Gli stessi attributi che assegna a Salerno, definendola città europea, continentale, mediterranea, planetaria, sono esagerati, fuori misura e fanno sorridere.
Il comico Crozza gliel’ha ricordato con la storiella dei giapponesi che arrivano a Salerno e credono di non essersi allontanati dalla loro capitale Tokio per magnificenza e rilevanza urbanistica.
Quindi è certamente opera meritoria far capire a De Luca che ridimensionare il personale senso di autostima e il conseguente tasso di presunzione eleva le proprie possibilità di successo.

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