UNA NOTA DI MERITO ALL’AMMINISTRAZIONE CIRIELLI

maggio 18th, 2012

 

Salerno, 18 maggio 2012

Ambrogio IETTO

QUANDO LA POLITICA AIUTA LA SCUOLA

 

Giornali nazionali e locali quando scrivono del sistema scuola evidenziano quasi sempre le carenze strutturali che, unitamente ad una didattica obsoleta, ne condizionano in negativo i risultati. Piuttosto rari, invece, sono i riferimenti all’impegno generoso che centinaia di migliaia di suoi addetti esprimono nei grandi centri urbani, nelle piccole isole e nelle pluriclassi di montagna del Paese per assicurare alle giovani generazioni competenze essenziali al fine di  gestire al meglio le informazioni e gli stimoli che arrivano attraverso una pluralità di canali mediatici, per fare acquisire loro un buon grado di autonomia critica, sufficiente per compiere scelte decisive nell’odierna società, giustamente definita liquida e complessa, infine per garantire un’ essenziale  dose di cittadinanza attiva idonea a rendere ciascun allievo  compartecipe del processo di rafforzamento delle istituzioni democratiche col necessario senso di responsabilità e nell’assoluto rispetto della legalità.

La politica nazionale spesso cade nel limite, storicamente consolidato, di inseguire un tipo di riformismo finalizzato primariamente a non considerare valido quanto è stato legiferato dalla precedente maggioranza governativa, introducendo al pregresso sistema modifiche ed integrazioni che snaturano le  innovazioni a suo tempo introdotte.

La politica locale, dal canto suo, rappresentata dal sistema degli enti autarchici (regione, province, comuni ), dovendo rispondere nel rispetto delle  specifiche competenze, alla realizzazione e alla manutenzione degli edifici, alla loro funzionalità e alla loro messa in sicurezza, quasi sempre lamentano carenza di risorse finanziarie per far fronte alle pressanti sollecitazioni che arrivano dai dirigenti scolastici.

Di tanto in tanto, però, si colgono anche segnali positivi che, in modo indiretto, mirano al miglioramento della qualità dell’offerta formativa e che, quindi, vanno salutati col piacere dovuto soprattutto da parte di quanti, consapevoli delle oggettive difficoltà che vive oggi la mediazione didattica, apprezzano la valenza di una proposta metodologicamente interessante e pedagogicamente significativa.

E’ il caso, ad esempio, dell’iniziativa ‘ Pittori in biblioteca’ che prende avvio stamani presso il Salone della storica Biblioteca Provinciale di via Laspro. Su proposta di Vittoria Bonani, responsabile del Servizio Biblioteche, coadiuvata dai suoi collaboratori Wilma Leone e Roberto Ruocco, e col determinante avallo di Barbara Cussino, dirigente del settore, e della giunta Cirielli, si apre, per gli studenti del secondo  ciclo di istruzione, una serie di incontri diretti con artisti salernitani arricchiti da specifica mostra bibliografica, illustrativa del percorso artistico e del portfolio documentario del pittore ospite.

Si comincia con Mario Carotenuto, giovane, creativo nonagenario, coprotagonista di una  stagione culturalmente felice e feconda per Salerno grazie alle significative presenze di Vasco Pratolini e Alfonso Gatto, fondatori della rivista ‘Campo di Marte’, del nocerino Domenico Rea, successivamente di Edoardo Sanguineti, giunto a Salerno  come incaricato prima, quindi come associato e poi come ordinario  di letteratura italiana contemporanea presso la nostra Università.

Nato a Tramonti, un  belvedere tra i più accattivanti della costiera amalfitana, Carotenuto fa dei paesaggi della ‘divina’ uno dei Leitmotiv più significativi della sua ricca e preziosa produzione.

L’ incontro di oggi è riservato a classi selezionate dei licei artistici ‘Sabatini’ e ‘ Menna’ e dei licei scientifici ‘da Vinci’, da Procida’ e ‘Severi’. Con la recente riforma, che ha elevato finalmente alla piena dignità liceale anche gli istituti d’arte, con un curricolo che garantisce, come ai ragazzi dei licei classici, 132 ore annue di lingua e letteratura italiana e 99 ore di lingua e cultura straniera con l’aggiunta di 66 ore di storia e 66 di filosofia, risulta particolarmente stimolante l’incontro diretto col pittore di turno.

Soprattutto quando ad introdurre l’artista e a rispondere alle domande – curiosità degli studenti c’è un esperto di specifica, provata competenza come Angelo Trimarco, docente universitario ed accreditato critico d’arte, particolarmente qualificato per inquadrare l’opera di Carotenuto nel giusto contesto inter e transdisciplinare.

IMPEGNO PER LA SCUOLA: DALL’ODIERNA CELEBRAZIONE ALLA COSTRUZIONE DI UN CURRICOLO SULLA CULTURA DEL RISPETTO VERSO L’ALTRUI IDENTITA’ SESSUALE

maggio 17th, 2012

 

17 MAGGIO: GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOFOBIA

 

Oggi giovedì 17 maggio si celebra, come in tutti i Paesi aderenti alla Comunità europea, la ‘ Giornata internazionale contro l’omofobia’. Anche  le scuole italiane del primo e del secondo ciclo di istruzione dovrebbero nella mattinata odierna, nel modo pedagogicamente e didatticamente considerato più opportuno,  favorire tra gli allievi, grazie all’equilibrata ed intelligente mediazione degli insegnanti, una riflessione serena sui diritti fondamentali della persona, compreso quello riguardante l’orientamento sessuale.

Una circolare del Miur del 10 maggio scorso ricorda ai dirigenti scolastici e, quindi, ai docenti l’impegno di fatto assunto dal governo italiano a recepire quanto sostenuto dal Parlamento europeo nella seduta svoltasi a Strasburgo il 26 aprile 2007. In verità meraviglia il particolare che a firmare la circolare sia stato  Marcello Limina, responsabile della Direzione generale per gli Affari Internazionali del Ministero dell’Istruzione, e non il ministro Profumo. Non si tratta di un aspetto semplicemente formale. Si sa che il problema della discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale è particolarmente avvertito anche in  Italia e che la sottoscrizione dell’invito rivolto alle istituzioni scolastiche da parte del titolare del dicastero di Viale Trastevere avrebbe potuto produrre una più puntuale ricaduta.

E’ significativo, infatti, il particolare che nel merito sia intervenuta Elsa Fornero, ministro del Lavoro e del Welfare che, nel richiamare la citata direttiva dell’Unione Europea, ha ricordato a se stessa di essere anche titolare del dicastero delle Pari Opportunità e, quindi, di dover prendere in considerazione ‘ coabitazioni di persone dello stesso sesso che chiedono di essere riconosciute come famiglie’.

Va ricordato che la ‘Risoluzione’ del Parlamento Europeo muove, soprattutto,  da direttive assunte, nel merito, in particolare  dal governo polacco e dalle dichiarazioni  incitanti all’odio e alla violenza pronunciate dai dirigenti del partito della ‘Lega delle famiglie polacche’ ma richiama anche il dramma di un ragazzo ‘sedicenne italiano di nome Matteo, abitante a Torino’ che ‘ si è recentemente suicidato lasciando dietro di sé due lettere in cui adduce a motivo del suo gesto il bullismo di cui è stato vittima a causa del suo orientamento sessuale’.

Il problema, dunque, esiste e va affrontato con piena consapevolezza soprattutto dalla scuola che è l’unico ambiente in cui, a partire dalla prima infanzia, si ritrovano nella quotidianità bambini, fanciulli, preadolescenti e giovani coetanei per costruire una comunità educante e, quindi, pienamente compartecipe della non semplice impresa del convivere e del condividere le regole anche non scritte del comunicare, del discutere, del confrontarsi nel rispetto assoluto dell’altrui personalità con pieno, reciproco, consapevole senso di responsabilità.

Salerno ospita in questi giorni il Gay Pride Campania che si concluderà il 26 di maggio con una sfilata per le strade cittadine. Si assisterà inevitabilmente ad atteggiamenti e comportamenti che i protagonisti della manifestazione assumeranno con maggiori o più contenute effusioni che, comunque, richiameranno la curiosità di quanti avranno modo di assistere deliberatamente o occasionalmente alla parata.

Dovrà essere, in particolare, la popolazione adulta, che  assisterà all’evento, ad assumere comportamenti rispettosi dell’identità altrui, assolutamente esenti da sberleffi, smorfie, manifestazioni verbali o gestuali che lascino intravedere derisione, irrisione, canzonatura, dileggio.  Ragazzi, preadolescenti e giovani, eventualmente intenzionati a simili manifestazioni, percepiranno dal modo di comportarsi degli adulti segnali significativi per contenere le proprie smoderatezze.

Al di là dell’odierna celebrazione s’impone, quindi, per le scuole operanti nel territorio salernitano, un impegno particolare nell’elaborare, in questi giorni, un curricolo che, muovendo dal Gay Pride, affronti trasversalmente, cioè con un approccio didattico transdisciplinare, il tema dei diritti umani con specifico riferimento al rispetto che si deve alla persona che manifesta un orientamento sessuale differente da quello più diffuso e generale.

L’IMPEGNO DELLA SCUOLA: DALL’ODIERNA CELEBRAZIONE AD UN CURRICOLO SPECIFICO SULLA CULTURA DEL RISPETTO VERSO L’ALTRUI IDENTITA’ SESSUALE

maggio 17th, 2012

 

17 MAGGIO: GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOFOBIA

 

Oggi giovedì 17 maggio si celebra, come in tutti i Paesi aderenti alla Comunità europea, la ‘ Giornata internazionale contro l’omofobia’. Anche  le scuole italiane del primo e del secondo ciclo di istruzione dovrebbero nella mattinata odierna, nel modo pedagogicamente e didatticamente considerato più opportuno,  favorire tra gli allievi, grazie all’equilibrata ed intelligente mediazione degli insegnanti, una riflessione serena sui diritti fondamentali della persona, compreso quello riguardante l’orientamento sessuale.

Una circolare del Miur del 10 maggio scorso ricorda ai dirigenti scolastici e, quindi, ai docenti l’impegno di fatto assunto dal governo italiano a recepire quanto sostenuto dal Parlamento europeo nella seduta svoltasi a Strasburgo il 26 aprile 2007. In verità meraviglia il particolare che a firmare la circolare sia stato  Marcello Limina, responsabile della Direzione generale per gli Affari Internazionali del Ministero dell’Istruzione, e non il ministro Profumo. Non si tratta di un aspetto semplicemente formale. Si sa che il problema della discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale è particolarmente avvertito anche in  Italia e che la sottoscrizione dell’invito rivolto alle istituzioni scolastiche da parte del titolare del dicastero di Viale Trastevere avrebbe potuto produrre una più puntuale ricaduta.

E’ significativo, infatti, il particolare che nel merito sia intervenuta Elsa Fornero, ministro del Lavoro e del Welfare che, nel richiamare la citata direttiva dell’Unione Europea, ha ricordato a se stessa di essere anche titolare del dicastero delle Pari Opportunità e, quindi, di dover prendere in considerazione ‘ coabitazioni di persone dello stesso sesso che chiedono di essere riconosciute come famiglie’.

Va ricordato che la ‘Risoluzione’ del Parlamento Europeo muove, soprattutto,  da direttive assunte, nel merito, in particolare  dal governo polacco e dalle dichiarazioni  incitanti all’odio e alla violenza pronunciate dai dirigenti del partito della ‘Lega delle famiglie polacche’ ma richiama anche il dramma di un ragazzo ‘sedicenne italiano di nome Matteo, abitante a Torino’ che ‘ si è recentemente suicidato lasciando dietro di sé due lettere in cui adduce a motivo del suo gesto il bullismo di cui è stato vittima a causa del suo orientamento sessuale’.

Il problema, dunque, esiste e va affrontato con piena consapevolezza soprattutto dalla scuola che è l’unico ambiente in cui, a partire dalla prima infanzia, si ritrovano nella quotidianità bambini, fanciulli, preadolescenti e giovani coetanei per costruire una comunità educante e, quindi, pienamente compartecipe della non semplice impresa del convivere e del condividere le regole anche non scritte del comunicare, del discutere, del confrontarsi nel rispetto assoluto dell’altrui personalità con pieno, reciproco, consapevole senso di responsabilità.

Salerno ospita in questi giorni il Gay Pride Campania che si concluderà il 26 di maggio con una sfilata per le strade cittadine. Si assisterà inevitabilmente ad atteggiamenti e comportamenti che i protagonisti della manifestazione assumeranno con maggiori o più contenute effusioni che, comunque, richiameranno la curiosità di quanti avranno modo di assistere deliberatamente o occasionalmente alla parata.

Dovrà essere, in particolare, la popolazione adulta, che  assisterà all’evento, ad assumere comportamenti rispettosi dell’identità altrui, assolutamente esenti da sberleffi, smorfie, manifestazioni verbali o gestuali che lascino intravedere derisione, irrisione, canzonatura, dileggio.  Ragazzi, preadolescenti e giovani, eventualmente intenzionati a simili manifestazioni, percepiranno dal modo di comportarsi degli adulti segnali significativi per contenere le proprie smoderatezze.

Al di là dell’odierna celebrazione s’impone, quindi, per le scuole operanti nel territorio salernitano, un impegno particolare nell’elaborare, in questi giorni, un curricolo che, muovendo dal Gay Pride, affronti trasversalmente, cioè con un approccio didattico transdisciplinare, il tema dei diritti umani con specifico riferimento al rispetto che si deve alla persona che manifesta un orientamento sessuale differente da quello più diffuso e generale.

IL SACRIFICIO DI MIGLIAIA DI MAESTRI PER LIBERARE IL MEZZOGIORNO DALL’ANALFABETISMO STRUMENTALE E CULTURALE

maggio 16th, 2012

 

Salerno, 16 maggio 2012

Ambrogio IETTO

150 ANNI DI SCUOLA

PER L’ITALIA

 

Oggi pomeriggio, presso l’austero salone di rappresentanza del Primo Circolo Didattico di Sala Consilina, si apre la Mostra itinerante sui 150 anni della scuola salernitana, curata  dall’Associazione Italiana dei Maestri Cattolici della provincia di Salerno ed organizzata in loco dalla stessa istituzione scolastica di concerto con la presidenza del liceo classico ‘ Cicerone’. E’ questa la quinta tappa del tour, cominciato nello sorso mese di novembre presso la Scuola ‘Vicinanza’ del capoluogo di provincia, per poi proseguire per Cava de’ Tirreni, Nocera Inferiore e Sapri. Entro la fine del corrente anno scolastico sono in programma ulteriori esposizioni a Montesano sulla Marcellana, Agropoli e Battipaglia.

Quali lo spirito e i contenuti della rassegna ?

Compiere, con l’aiuto di riproduzioni, fedelmente riprese con scanner portatile dagli originali depositati presso l’Archivio di Stato di Piazza Abate Conforti di Salerno e la storica Biblioteca Provinciale di Via Laspro, una rivisitazione di disposizioni, circolari ministeriali, direttive, istanze, notizie di cronaca, dibattiti riguardanti il percorso realizzato dal sistema scolastico della provincia di Salerno dall’avvio del processo unitario ( 1861 ) fino alla fase successiva al secondo conflitto mondiale quando la città – capoluogo , ospitando il governo Badoglio trasferitosi da Brindisi a Salerno, valorizzò l’acume e lo spirito di iniziativa di Giovanni Cuomo, elevato alla dignità di ministro dell’Educazione Nazionale, denominazione successivamente sostituita con quella del periodo prefascista di Istruzione Pubblica.

Cuomo ebbe l’intuizione di portare alla valutazione del Consiglio dei ministri e di Vittorio Emanuele III di Savoia, sovrano ancora regnante, il provvedimento che divenne il Regio Decreto n. 149 del 9 marzo 1944 istitutivo dell’Istituto Superiore di Magistero pareggiato dal quale, gradualmente, gemmerà l’attuale Università degli Studi frequentata da 50.000 persone tra studenti, docenti e personale tecnico – amministrativo.

In quel periodo a Salerno era arrivato, nella qualità di ufficiale della Quinta Armata del generale Clark, accreditato quale supervisore per le politiche scolastiche del parallelo Governo Alleato, il grande pedagogista americano Carleton W. Washburne, ideatore del Piano di Winnetka, alle cui elaborazioni scientifiche aveva aderito a New York il nostro conterraneo di Piaggine Angelo Patri, direttore della ben nota scuola del Bronx ed esponente autorevole della pedagogia progressiva e democratica.

La mostra si chiude anche col recupero della figura di Salvatore Valitutti, altro nostro comprovinciale di Bellosguardo, nominato ministro della Pubblica Istruzione nel 1980, studioso raffinato di Francesco De Sanctis, Giovanni Gentile, Luigi Einaudi, Benedetto Croce e Maria Montessori.

La scelta di Sala Consilina quale tappa significativa dell’esposizione intende richiamare il ruolo centrale svolto da questa cittadina nella promozione dell’alfabetizzazione strumentale nella vasta area del Vallo di Diano. Anche con Giuseppe Bonaparte ( 1806) Sala Consilina fu confermata capoluogo di Circondario unitamente a Salerno e a Bonati (l’attuale Vibonati ). Ancora nel censimento del 1881, ben 20 anni dopo l’unificazione, Sala Consilina era collocata al 264° posto su 284 capoluoghi di Circondario nella speciale graduatoria degli analfabeti con una percentuale molto elevata ( 84,96% ). Nel suo entroterra la percentuale saliva ulteriormente ( 85,52% ).

La presenza in loco degli uffici della Sottoprefettura consentì di vigilare attentamente anche sull’opera svolta da funzionari dello Stato preposti al sostegno didattico dei maestri della scuola primaria nominati dai Comuni. La rassegna espositiva ospita in copia i documenti manoscritti redatti sul conto  di un ispettore circondariale, il sacerdote Fortunato Lupo di Napoli, rimosso dall’incarico per immoralità e condotta politica contraria all’ordine costituito.

Dal periodico ‘ Vita Salernitana’, che veniva stampato proprio a Sala Consilina, è  possibile apprendere che nell’aprile del 1913, con cerimonia solenne presieduta dall’onorevole Camera, parlamentare della zona, viene consegnata agli allievi del Corso Magistrale, che consente il conseguimento della ‘patente’ di maestro della scuola primaria,  la bandiera nazionale acquistata a seguito di sottoscrizione popolare. La cerimonia avviene in un ampio salone della Caserma Ameglio. La dirigente del corso, la professoressa Carbonara di origine piemontese, nel suo intervento sottolinea testualmente: ‘ Lo stendardo che voi mi consegnate con tanta solennità è pegno di sentimenti patriottici. Ma la patria non si serve a parole nemmeno sempre ella ha bisogno di soldati e di sangue ma, come futuri maestri, o giovani, siete tutti chiamati a difenderla contro i suoi peggiori nemici: l’ignoranza, la superstizione, l’abbrutimento morale’.

L’ odierna cerimonia di inaugurazione della mostra tende anche a recuperare il senso di dedizione e di abnegazione, il sacrificio, l’impegno di migliaia di docenti e di dirigenti scolastici che, nel corso dei 150 anni di unificazione nazionale, hanno contribuito ad elevare, in particolare, il livello culturale delle popolazioni meridionali. L’Associazione Italiana Maestri Cattolici della provincia di Salerno, nel corso della manifestazione, intende esprimere sentimenti di gratitudine agli operatori scolastici del Vallo di Diano attraverso la figura rappresentativa del prof. Carmelo Setaro, per tanti anni direttore didattico e, quindi, dirigente del Primo Circolo Didattico di Sala Consilina, designato successivamente a presiedere l’ambito liceo classico ‘ Cicerone ‘.

Setaro, sostenuto da un solido retroterra culturale ed animato da forte tensione ideale, ispirata ai valori della legalità e della cittadinanza attiva, si è distinto soprattutto negli ultimi due decenni nell’opera preziosa di sostegno al processo di promozione e di crescita culturale, in particolare delle classi meno abbienti  dell’intera area del Vallo di Diano.

DOPO L’ESALTAZIONE DELLA FAMIGLIA SECONDO LA VISIONE CRISTIANA IL SINDACO DI SALERNO ACCOGLIE LE VARIEGATE COPPIE LGBT

maggio 10th, 2012

 

Salerno, 10 maggio 2012

Ambrogio IETTO

INGENUITA’ DELL’ARCIVESCOVO MORETTI

PERSPICACIA DEL SINDACO DE LUCA

 

Meno di un mese fa, esattamente il 21 aprile scorso, Comune di Salerno e Curia Arcivescovile celebrarono in pompa magna, nel Salone di Palazzo di Città, il pubblico riconoscimento di ‘ Salerno città della Famiglia’. A sancire l’ufficialità dell’evento non solo i due stemmi  del Comune ( San Matteo con la scritta ‘Hippocratica Civitas’ e il brand con la  ‘ S’ di Massimo Vignelli ) ma anche quello ufficiale dell’Arcivescovo Mons. Moretti con scudo rosso, banda ondata, stella ad otto punte e la scritta ‘ Christus Liberabit nos’.

In pieno clima concordatario la Chiesa locale si preoccupò di  assicurare la presenza di relatori di respiro nazionale, culturalmente qualificati ed impegnati ufficialmente nel laicato cattolico, mentre a rappresentare l’ente locale fu il sindaco De Luca in persona che illustrò le iniziative assunte a sostegno della famiglia tra le quali   una Family Card, sei – sette asili nido e la possibilità offerta alle giovani coppie di lasciare il venerdì e il sabato sera i propri bambini a dei parking baby in modo da ritrovarsi in allegria con gli amici di gioventù all’interno della movida.

L’iniziativa assunta dal comune di Salerno si collocava in linea di continuità con l’attenzione rivolta alle esigenze della famiglia dai pubblici amministratori di Parma molti dei quali privati poi, dalla locale magistratura, della libertà personale in quanto considerati presunti colpevoli del reato di corruzione contro la pubblica amministrazione proprio per questioni attinenti alla famiglia (verde pubblico, parchi gioco, mensa scolastica, cambio di destinazione di un edificio privato ad asilo nido ).

In quella occasione esprimemmo un opinabile nostro pensiero, giudicando piuttosto esagerata quest’altra qualità distintiva da riconoscere alla nostra città che, in fatto di politiche familiari, inclusive delle molteplici ed articolate attenzioni da rivolgere a lavoratrici madri, a bambini, a fanciulli, a giovani, a genitori, ad anziani e alla miriade di servizi collegati alle diversificate esigenze dei componenti di una famiglia standard, non è per niente generosa.

Infatti consultori, asili nido, scuole dell’infanzia con spazi verdi ed ambienti polivalenti disponibili, scuole di base a tempo pieno, palestre e strutture per attività ludiche e sportive gratuite, non gestite per fini lucrativi da associazioni e gruppi facenti parte del sottobosco finalizzato al consenso elettorale, organici piani di promozione culturale per le diverse fasce di adulti, luoghi di aggregazione per una sana gestione del tempo libero degli anziani, non rappresentano di sicuro referenze da poter sfoggiare al fine di accreditare nel migliore dei modi possibili la città.

L’adesione e la personale presenza dell’Arcivescovo Moretti a quella cerimonia celebrativa costituirono un atto di speranzosa fiducia nell’autenticità dell’impegno a favore della famiglia così come viene definita e tutelata dagli articoli 29-30 e 31 della Carta Costituzionale. Molto probabilmente la sua fu una manifestazione di ingenuità, la disposizione d’animo propria di  chi non concepisce nel prossimo malizia, acume, perspicacia, doti straordinarie di vero stratega cioè di abile condottiero capace di programmare e gestire le varie mosse da compiere al fine di ottenere uno scopo prefissato a proprio vantaggio.

Infatti il sindaco De Luca sapeva bene dell’impegno assunto dalla sua amministrazione col coordinamento Campania Rainbow di dare doverosa ospitalità,  dal 12 al 27 maggio, al ‘Pride Park’, il villaggio dei diritti che monterà i suoi stand nell’area  ex Salid abbastanza  prossimo al parco Pinocchio. Ora siamo giunti alla vigilia dell’evento, denso di incontri – dibattito con la presenza di noti personaggi della cultura e della politica. L’altro ieri è stato presentato, sempre nel salone del Gonfalone della città, il nutrito programma. Per conto dell’onorevole De Luca ha introdotto l’incontro Ermanno Guerra, garbato assessore alla Cultura, di consolidata formazione laico – repubblicana, che ha fatto bene ad evidenziare l’identità di Salerno quale città aperta e priva di pregiudizi.

Sempre i locali organi di stampa fanno sapere, però, che  dal primo cittadino De Luca sono state dettate precise prescrizioni agli organizzatori. Esse riguardano i comportamenti esteriori che sarebbero tenuti ad osservare i partecipanti al Pride Park, in particolare nel corso del corteo – parata programmato per sabato 26 giugno: divieto di indossare abbigliamenti appariscenti, proibizione per le possibili, colorite, dimostrazioni di affetto tra coppie di omosessuali maschi e tra compagne lesbiche, contenimento di ogni chiassosa dimostrazione del cosiddetto orgoglio gay. Giustamente il presidente locale dell’Arcigay Salerno esprime una sua valutazione critica su questa interpretazione piuttosto rigida del concetto di sobrietà raccomandato dall’onorevole De Luca.

Si legge che da ambienti cattolici siano state espresse, a proposito delle prevedibili vistose ostentazioni,  forti perplessità in particolare per quanto riguarda la contiguità spaziale tra il Parco Pinocchio, frequentato da bambini e mamme, e l’area Salid che ospiterà il villaggio. Non si esprimerebbe nemmeno gradimento  per l’eventuale transito  del corteo – parata  per corso Vittorio Emanuele.

I cattolici, comunque, hanno preso la giusta contromisura al Pride Park. Al posto dei quindici giorni dedicati dalla città all’orgoglio omosessuale essi si ritroveranno domenica 20 maggio al seminario metropolitano di Faiano per celebrare la ‘Festa diocesana della famiglia’ con la diretta testimonianza di ‘storie di vita’ che amano la famiglia intesa, secondo la Costituzione, ‘società naturale fondata sul matrimonio ‘. Insomma, nella città capoluogo si è aperta una strana competizione sul tema e sul modello di famiglia in cui si crede.  Si  sa che a vigilare sulla sobrietà dei partecipanti alla parata ci saranno i vigili urbani. I soliti maligni avanzano l’illazione che tra essi non mancherà  il sindaco De Luca opportunamente truccato al fine di mimetizzarsi.

A lui, infatti, spetterebbe  l’ingrato compito di valutare il grado di effusione dei baci e degli abbracci che si scambieranno i partecipanti al corteo. La fama conquistata sul campo di sindaco – sceriffo, infatti, gli faciliterebbe l’incarico di contenere le avances troppo spinte. In primo luogo, però, dovrà guardarsi dall’abbraccio di Vladimir Luxuria che capeggerà la sfilata della variegata comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender ).

DAL CONCITTADINO ROBERTO ADINOLFI UN MODELLO DI VITA DA IMITARE DA PARTE DEI TANTI NUOVI AMMINISTRATORI PUBBLICI

maggio 9th, 2012

 

Salerno, 9 Maggio 2012

Ambrogio IETTO

 

PER GLI ELETTI: UN PROFILO DA IMITARE            

 

La riflessione odierna avrebbe dovuto concedere priorità all’atto terroristico di Genova ove è stato gambizzato l’ingegnere Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare. Almeno due i motivi che avrebbero pienamente giustificato la doverosa attenzione a questo preoccupante evento: la molto probabile matrice eversiva della gambizzazione e le origini salernitane del manager.

La più recente storia ci ricorda che il capoluogo ligure è culla privilegiata di nuclei armati che, tristemente ideologizzati a seguito di  fanatiche ed acritiche  adesioni a movimenti finalizzati a sovvertire l’ordine costituito, tentano di trovare terreno fertile nell’attuale grave crisi economico – finanziaria che coinvolge anche il nostro Paese.

L’appartenenza dello sfortunato professionista ad una delle famiglie più note ed antiche della città e la condizione di vittima designata dell’atto terroristico consentono di scoprire aspetti distintivi della sua personalità  che, di solito, sono conosciuti soltanto dalle persone affettivamente a lui più prossime.

Al brillante curriculum professionale di Roberto Adinolfi, ingegnere nucleare, laureatosi al Politecnico di Milano e da sempre inserito nei quadri direttivi delle aziende Ansaldo del Gruppo Finmeccanica, vanno aggiunte due peculiarità comportamentali che lo rendono particolarmente amato da amici e conoscenti: è testimone significativo delle esperienze di vita familiare ai corsi prematrimoniali organizzati dalla parrocchia genovese di sua appartenenza e, sempre nel tempo libero, è solito raggiungere l’ospedale pediatrico Gaslini, indossare gli abiti di clown  e far sorridere i bambini ivi ricoverati.

Il lettore può giudicare forzoso questo nostro richiamo iniziale da collegare ad un commento sia pure essenziale dei risultati delle elezioni amministrative svoltesi domenica e lunedì scorsi in tanti comuni della provincia di Salerno.

Eppure il collegamento può apparire meno ardito nel momento in cui desideriamo pensare  a sindaci e consiglieri delle nostre comunità scelti dagli elettori soprattutto per il loro carisma, per la loro disponibilità all’ascolto dei problemi e delle sofferenze degli amministrati, per la loro naturale propensione ai valori della sussidiarietà, del volontariato, della solidarietà, per il loro profilo umano eticamente  segnato dall’onestà e dal senso di responsabilità, per la piena consapevolezza di rappresentare modelli significativi di impegno e di disponibilità nei riguardi del prossimo.

In una stagione segnata dalla profonda crisi della politica, dal diffuso senso di sfiducia verso le istituzioni, dal paventato rigurgito del qualunquismo e della violenza armata auspicare per i nostri enti locali amministratori adamantini nella gestione delle scarne risorse finanziarie, disponibili e sensibili ai bisogni primari di tanti amministrati diventati di colpo nuovi poveri, significa rifondare la cultura della speranza.

Il risultato di Nocera Inferiore era di certo il più atteso. Per Manlio Torquato, valente giovane avvocato, allievo del decano e già sindaco della città Aldo Di Vito, il ballottaggio di qui a quindici giorni dovrebbe vederlo vincente, sostenuto da liste ufficiali del cosiddetto terzo polo e, in più, preferito con molta probabilità dalla maggioranza degli elettori che hanno votato Iannello nel primo turno. D’altro canto la posizione culturale moderata di Torquato e la sua antica militanza nello schieramento di destra potrebbero vederlo destinatario anche del suffragio di elettori che l’altro ieri hanno votato per il suo avversario Luigi Cremone, stimato medico anche lui.

Il panorama provinciale, infatti, anche in questa tornata elettorale ha visto compartecipi diretti della vicenda elettorale molti medici, categoria di certo piuttosto presente nelle competizioni amministrative. Ad esempio a Roccapiemonte la gara per il sindacato è stata disputata tra due medici, Andrea Pascarelli e Guerrino Terrone, il primo risultato vincitore con circa 1200 voti in più dell’avversario.

A Sapri, invece, non è andata bene questa volta a Vito Agostino, medico anch’egli, già consigliere regionale, e sindaco più volte della cittadina capofila del golfo di Policastro. L’ha spuntata un antico suo delfino, l’architetto Giuseppe Del Medico, ma chi conosce bene le dinamiche elettorali del centro più lontano dal capoluogo di provincia non esclude che ad incidere sulla sconfitta di  Agostino sia stata soprattutto l’azione mirata ed indiretta di altri suoi colleghi tutori della salute.

Altro medico vincente a Capaccio dove Italo Voza, grazie anche all’apporto di cinque delle otto liste in gara, ha stravinto con quasi il 70% dei suffragi. Egli ha delle sue convinzioni  in merito al patrimonio archeologico di Paestum e si deduce che non abbia molto apprezzato il severo contributo scritto da Gian Antonio Stella meno di un mese fa sul ‘ Corriere della Sera’ soprattutto a proposito dello stato di abbandono della necropoli del Gaudo.

Un’indagine sistematica sulla presenza diretta di seguaci di Ippocrate nelle amministrazioni comunali della nostra provincia risulterebbe davvero interessante a condizione che non muova da una diffusa pregiudiziale: l’ipotetico assunto che il consenso elettorale di cui essi sono destinatari costituisca la conferma della disfunzione delle strutture sanitarie pubbliche a tutto vantaggio della disponibilità immediata e della deontologia professionale dei medici di famiglia.

Meno male che ad Agropoli sia Franco Alfieri, questa volta avvocato  di professione, a ricevere l’89% dei consensi dell’elettorato della bella cittadina, perla della costa cilentana. Alfieri, nel senso buono del  termine, è collaudato animale politico anche grazie all’esperienza pregressa di assessore provinciale ai lavori pubblici nella giunta Villani. Espressione di un cartello politico di avanguardia, comprensivo non soltanto dei ben noti personaggi ritratti nella fotografia di Vasto ma anche del casto Casini e del PSI, Alfieri manifesta la sua adesione, gradita anche al presidente della Provincia Cirielli, all’ipotesi di una via celere di collegamento Battipaglia – Paestum, alternativa sia alla nazionale 18 sia alla litoranea.

Per il resto, se si esclude il ritorno di Ettore Liguori a sindaco di Pisciotta e la bocciatura definitiva di Iuliano a Bracigliano e di D’Acunto a Giffoni Sei Casali, possono solo alimentare gossip il contrasto ufficiale dei fratelli Marsicano sempre a Pisciotta e l’avvicendamento alla carica di primo cittadino di Alfano tra i coniugi Angelo Grosso e Amelia Viterale.

Sembra, pertanto, soprattutto accademia di provincia la querelle puntualmente accesasi tra Nicola Landolfi e Antonio Mauro Russo sull’identità politica dei presunti vincitori e dei presunti vinti.

L’auspicio sentito è quello di avere tra i tanti amministratori neo – eletti molti sindaci, assessori e consiglieri testimoni di onestà e di forte disponibilità verso il prossimo tanto da richiamare l’ineccepibile profilo  del nostro sfortunato concittadino Roberto Adinolfi.

DALL’INTERESSANTE LIBRO DI SALVATORE BINI LA VITA DEL BEATO DON MARIANO ARCIERO

maggio 3rd, 2012

 

Salerno, 3 Maggio 2012

Ambrogio IETTO

IL BEATO DI CONTURSI

 

Domenica 24 giugno Contursi Terme sarà al centro dell’attenzione del mondo cattolico non solo campano ed italiano. Alla presenza del delegato di Papa Benedetto XVI, il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, si svolgerà la cerimonia ufficiale di beatificazione del venerabile sacerdote Don Mariano Arciero nato a Contursi il 26 febbraio 1707 da famiglia molto umile: la madre Autilia Marmuro, sposata in seconde nozze, oltre ad accudire la famiglia numerosa, si dedicava al lavoro di lavandaia presso le famiglie benestanti del paese mentre il papà Mattia custodiva e conduceva al pascolo greggi di pecore non di sua proprietà.

La vivace comunità dei contursani e la molto più ampia famiglia dei credenti nostrani, oltre ad essere giustamente orgogliose del decreto di beatificazione formalizzato, su autorizzazione del Santo Padre, il 27 giugno del 2011 dalla Congregazione delle Cause dei Santi, e della contestuale, straordinaria concessione a celebrare il Rito di Beatificazione presso il paese natio del Venerabile Don Mariano, debbono essere particolarmente grate ad un intellettuale del posto, Salvatore Bini, non solo per l’opera delicata e paziente svolta nella qualità di coordinatore del Comitato per la Beatificazione ma, soprattutto, per il prezioso e puntuale suo studio sulla figura del neo Beato ( ‘ Don Mariano Arciero, il gran Servo di Dio. L’esemplare vita missionaria dell’Apostolo delle Calabrie, vissuto nel Secolo XVIII’, Edizioni Arci, Postiglione, 2009,pagg. 247, euro 20,00 ).

Bini, ora in quiescenza, è stato maestro nella scuola primaria, segretario eletto del primo consiglio scolastico provinciale di Salerno, direttore didattico, dirigente  di istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, autore di opere a sfondo pedagogico – didattico, formatore in centinaia di esperienze di aggiornamento continuo del personale scolastico, esponente di rilievo dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici.

Competenza tecnico – professionale ed autentica adesione al laicato cattolico sono state le qualità distintive che hanno consentito al biografo del Beato Arciero e di un altro sacerdote contursano, celebre gesuita, (‘Onofrio Paradiso, Apostolo del Salento’, Edizioni Arci, Postiglione, 2011, pagg. 255, euro 20,00 ), di rendere particolarmente gradevole la lettura di due robusti testi che, pur rigorosi nella non semplice operazione di ricerca, riescono a coinvolgere quanti sono interessati a questo tipo particolare di agiografia, per niente nutrita di elementi favolosi o leggendari ma severamente ancorata a prove documentali.

Bini, confermando la sua naturale pacatezza caratteriale e il garbato suo stile di attento mediatore didattico, chiede inizialmente venia alle ‘ persone che non hanno molta confidenza con il linguaggio dei tempi passati’ e, così, nell’intento di ‘ favorire la migliore fruizione popolare dei testi’ dell’Ottocento  recuperati nel corso dell’attività di ricerca, alleggerisce lemmi arcaici, aggiorna l’ortografia, razionalizza l’interpunzione. Questa non semplice opera di semplificazione si esprime nelle molte note presenti a piè di pagina in modo da non intaccare minimamente l’autenticità del testo originario.

Diventa, quindi, piacevole seguire le dinamiche evolutive del futuro Beato che si porterà fino alla sofferta fine dei suoi giorni terreni il peso, elevato a vero e proprio oneroso peccato denunciato pubblicamente nel corso delle sue omelie, di due monellerie commesse durante la sua infanzia contursana: l’avere calpestato delle uova, non essendo stato capace di portare felicemente a compimento il ‘ gioco dell’ovo’, e l’essersi appropriato di alcune pere, colte in un giardino, senza aver chiesto il permesso al legittimo proprietario della pianta.

L’elevazione a Beato di don Mariano Arciero deve rendere orgogliosi anche i cittadini di Salerno perché il venerabile sacerdote non solo visse per alcuni anni nella città capoluogo ma in città seguì gli studi di grammatica e delle ‘ belle lettere ‘ presso il locale Collegio dei Gesuiti grazie al determinante patrocinio dei marchesi Parisio e, in particolare, del loro congiunto Emmanuele, diventato insigne sacerdote e protettore di fatto di Mariano, giovane laborioso, serio, umile, affidato alla Congregazione dei Padri MIssionari della Conferenza di Napoli  per l’itinerario formativo finalizzato al sacerdozio.

In un secolo, il Settecento, non sempre illuminato da figure di sacerdoti dall’alta dignità quali Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, San Gerardo Maiella, i fratelli Giambattista e Giovanni Rossi, il Beato Vincenzo Romano, gli stessi Don Paradiso e Don Parisio,  il Venerabile don Arciero, dotato di profonda cultura teologica, s’impone immediatamente per l’elevato tasso di umiltà, di amore nei riguardi del prossimo, di povertà partecipata, di totale ubbidienza, di intenso coinvolgimento nella pratica continua della preghiera, di accettazione paziente della sofferenza che la sua testimonianza di vita esprime senza ombra di ostentazione.

Il suo impegno pastorale si espresse, in particolare, in Calabria, nell’ambito della diocesi di Cassano Ionio, in provincia di Cosenza, ove era stato chiamato dal vescovo Mons. Gennaro Fortunato per una radicale opera di evangelizzazione.

La traslazione dei suoi resti mortali da Napoli a Contursi, avvenuta il 15 ottobre 1950, si deve all’appassionata, testarda azione di Don Salvatore Siani, parroco di quella comunità religiosa, che, grazie al determinante apporto di Mons. Palatucci, vescovo dell’epoca di Campagna, riuscì a superare  le non poche e difficili procedure previste dal diritto canonico.

L’arrivo a Contursi dei resti mortali di Don Mariano determinerà di fatto l’avvio del lungo, laborioso itinerario verso la beatificazione. Tra i tanti prodigi manifestati durante la sua vita terrena sarà, infatti, proprio la miracolosa guarigione  di una signora di Contursi, avvenuta per sua intercessione, a convincere nel marzo 2010 la Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi a dichiarare, con 7 voti su 7, l’inspiegabilità della guarigione.

25 APRILE: PURTROPPO NON E’ FESTA DI TUTTI

aprile 26th, 2012

 

Salerno 26 aprile 2012

Ambrogio IETTO

UN 25 APRILE DIVERSO

 

Anche quest’anno si è riproposta, con interventi quasi sempre dettati da distorte, strumentali ed unilaterali interpretazioni, la querelle correlata con la celebrazione del 25 aprile. Come è noto al testo del manifesto firmato dal presidente della Provincia on. le Edmondo Cirielli che, va ricordato, è anche l’attuale presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, si sono vivacemente opposti esponenti delle varie aggregazioni partitiche, associative e sindacali naviganti nel variegato arcipelago della sinistra.

Ogni contributo presume di essere l’espressione della verità storica. Volano, così, giudizi piuttosto severi e anche, per certi aspetti, gratuiti. Gratificare anche con insulti e con atti di violenza la discutibile ed, eventualmente, anche opinabile interpretazione di un periodo storico tragico e tormentato del Paese, significa compiere analogo peccato di presunzione costruitosi e consolidatosi a seguito dell’acritica accettazione del verbo unidirezionale e didascalico di cattivi maestri.

Chi si interessa di storiografia sa molto bene quanto opinabili risultino non solo le sintetiche considerazioni raccolte nella paginetta di un sussidiario di scuola primaria ma anche, purtroppo, le analitiche, ampie monografie dedicate a personaggi o a periodi particolari della storia nazionale o mondiale.

L’obiettivo essenziale che è assegnato alla storia, fin dal primo ciclo del nostro sistema di istruzione (completamento del quinquennio della scuola elementare e del triennio della secondaria di primo grado) è individuato nella capacità – competenza, da parte dell’allievo,  di “comprendere e spiegare il passato dell’uomo partendo dallo studio delle testimonianze e dei resti che il passato stesso ci ha lasciato. La conoscenza storica si forma e progredisce attraverso un incessante confronto fra punti di vista e approcci metodologici diversi ( storici, archeologici, geografici, ecc. “. (‘Indicazioni per il curricolo ‘ – 31 luglio 2007 – Governo Prodi, ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni ).

Purtroppo va osservato che i 67 anni che ci dividono da quel 25 aprile 1945 sono, purtroppo, ancora  pochi per una lettura serena ed un’interpretazione corretta degli avvenimenti che hanno preceduto quella data. La celebrazione, appena conclusasi dei  150 anni dall’unificazione d’Italia, ha confermato, dal canto suo, che i cento e più libri pubblicati per l’occasione hanno finito col lacerare ulteriormente la già debole unità politica e culturale del nostro Paese.

Se la storia corre il rischio di diventare così parziale ed opinabile, allora può essere giustificata anche la scelta operata da chi scrive di aderire ieri mattina, molto spontaneamente, alla simpatica iniziativa coordinata dalle sezioni cittadine del Club Alpino Italiano e di Legambiente che hanno dato appuntamento, alle 9.30 in Villa Comunale, per intraprendere a piedi il percorso in salita verso il castello di Arechi e la Bastiglia, attraversando tutto il cuore del centro storico, da Porta di Mare a via dei Canali, passando per via Tasso e salendo per le rampe di San Lorenzo, per intraprendere poi, dopo aver attraversato via De Renzi, le centinaia di gradoni della pineta che porta al belvedere del castello.

Il contatto diretto con la natura, l’incontro occasionale per la prima volta con persone dotate di autonomia critica e, quindi, di assoluta libertà di pensiero, lontane mille miglia dalle muraglie ideologiche di chi si è educato al pensiero unico, hanno consentito di osannare davvero i principi di libertà depositati nei Titoli I – II – III e IV della Prima Parte della Costituzione.

Nel pomeriggio, grazie anche al sopraggiunto tempo di avanzata primavera, il centro cittadino si è riempito di migliaia di ospiti provenienti dalle località lontane della provincia e della regione. Molti negozi sono stati aperti e, probabilmente, il sacrificio di questi commercianti non è risultato del tutto inutile dal punto di vista degli introiti.

Nonostante le sofferenze oggettive, derivanti da una condizione non positiva della nostra economia, la gente è stata ben lieta di festeggiare in questo modo semplice il proprio 21 aprile, manifestando chiara allergia nei riguardi di tutti i tromboni di professione che osano pontificare nel merito delle troppe tragedie, verificatesi prima di quel 25 aprile 1945, e che non poche volte videro gli uni contro gli altri armati anche all’interno delle stesse famiglie di appartenenza.

Partigiani e repubblichini seguirono, senza dubbio in buona fede, idee e principi risultati opposti e cause scatenanti di troppi eccidi e di efferate distruzioni.

Nella debole democrazia che ci ritroviamo è già considerato atto coraggioso o incosciente esprimere opinioni in libertà nei confronti del potente di turno. Questo, si sa, accade anche e, soprattutto, per colpa dei troppi servitori del padrone che si contano in giro.

Liberarci da questi condizionamenti e rivendicare il proprio diritto ad esprimere liberamente le proprie idee, senza offendere l’altro, rappresenta già un traguardo importante nel difficile percorso finalizzato alla piena conquista della cittadinanza attiva.

PARMA NON E’ LA CITTA’ IDEALE DA IMITARE

aprile 21st, 2012

 

Salerno, 21 aprile 2012

Ambrogio IETTO

SALERNO CITTA’ DELLA FAMIGLIA ?

 

“ E’ pur vero che, almeno il Dio cristiano, non è indifferente alla storia umana; è piuttosto un Dio che ci ama e che paga col suo sangue il suo amore. E’ un Dio che quand’anche si eclissasse del tutto nella nostra storia, non smetterebbe per questo di amarci. E se questo è vero, allora dobbiamo guardare anche alla vicenda della nostra società postmoderna con altri occhi, direi quasi con più fiducia. Se Dio ci ama, allora dovunque sia l’uomo ci sarà sempre anche Dio. Finché l’uomo continuerà a porre le domande di sempre, in un modo o in un altro, egli dovrà fare i conti con Dio “.

Questo uno dei passaggi più significativi della relazione svolta lo scorso novembre dal prof. Sergio Belardinelli, ordinario di sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università degli Studi di Bologna, presso la Pontificia Università della Santa Croce, alla presenza del Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Probabilmente sarà stata anche la convinta e condivisa elaborazione di  questo concetto ad orientare il nostro Arcivescovo Mons. Luigi Moretti a compartecipare, facendo anche collocare il suo stemma personale sotto quelli dell’Hippocratica Civitas con S. Matteo e della ‘S’ di Vignelli, a suggello del convegno concertato con l’Amministrazione comunale sul tema ‘ Salerno città della famiglia ‘ in programma  oggi pomeriggio presso il Salone dei Marmi di Palazzo di Città.

Ed è proprio giusto e, forse, anche opportuno che si debba guardare la ‘ nostra società postmoderna con altri occhi … quasi con più fiducia ‘, come molto puntualmente sostiene il prof. Belardinelli, cui è stata affidata la relazione centrale dell’incontro pubblico odierno.

Un tempo, quando i bambini attendevano ‘ Carosello ‘ per poi andare tutti a nanna, la fiducia la chiedeva soltanto la Galbani per i suoi prodotti caseari. Ora essa va concessa a tutti e, in particolare, agli amministratori della cosa pubblica della nostra città che il prossimo 26 maggio saranno tenuti, quasi per elementare sillogismo aristotelico, ad esternare segnali di fiducia e di speranza anche alle centinaia di coppie di gay e di lesbiche che, a conclusione del Campania Pride, ospitato dal 12 al 27 dello stesso mese presso l’area comunale dell’ex Salid, sfilando in corteo anche sotto Palazzo di Città, legittimamente chiederanno delle soluzioni amministrativo – giuridico – politiche che consentano di estendere anche a loro i benefici collegati alla Family Card ed ostentati in occasione della conferenza stampa di mercoledì scorso. Alimenta qualche perplessità, invece, lo slogan scelto di ‘ Salerno città della Famiglia ‘. Almeno per due motivi: il primo perché è già città europea, mediterranea, del sole, del sorriso … e di tante altre cose, il secondo motivo perché ruba a Parma il copy-right così come è avvenuto con Torino con le ‘Luci d’artista’. Poi, senza nulla togliere alla storia e al fascino della bella e solenne città emiliana, gli esempi che sono arrivati in tempi recenti da un pubblico amministratore e da un funzionario di quel comune non sono dei più edificanti dal punto di vista pedagogico.

Soprattutto perché, secondo le motivazioni addotte  dalla locale autorità giudiziaria, l’attività lucrativa realizzata con mezzi illeciti dai due suddetti signori in combutta con due imprenditori danneggiava proprio le famiglie parmigiane e, in particolare, i minori frequentanti le scuole dell’infanzia e primarie che fruivano della mensa scolastica, oggetto dell’operazione ‘ tangenti ‘.

 Qualche giorno prima, esattamente il 24 giugno del 2011, ad essere privati della libertà personale, nel corso del secondo atto dell’operazione ‘Green Money ‘ ( Denaro verde ), erano stati  tre dirigenti del Comune, tra cui il comandante della polizia municipale, sei imprenditori e un investigatore privato. Anche in questo caso gli ipotizzati reati di corruzione e  contro la pubblica amministrazione fanno riferimento al verde pubblico, ai parchi, ai giardini, cioè ad ambienti particolarmente riservati a genitori e a bambini. Un’altra inchiesta vede accusato l’assessore alla pubblica istruzione per essersi accontentato temporaneamente di un I pad per il cambio di destinazione di un edificio ad asilo nido di proprietà privata. Insomma Parma, con tutto il rispetto, non è proprio l’esempio da imitare.

Per tentare di dare un segnale alla cittadinanza che ha pubblicamente espresso la propria protesta per tanto malaffare il sindaco è stato costretto a dimettersi e al suo posto è stata inviata, in qualità di commissario, l’attuale ministro dell’interno Annamaria Cancellieri che, chiamata successivamente da Monti a reggere il delicato dicastero, ha provveduto poi di persona a chiedere al Presidente della Repubblica, in sua sostituzione, l’emanazione del decreto di nomina all’attuale commissario dr. Mario Ciclosi.  

Comunque il sindaco De Luca, per dare concretezza allo slogan ‘ Città della Famiglia’, dovrà rivedere alcuni suoi provvedimenti e dare una svolta radicale, quasi impossibile, all’assetto urbanistico della città. Ad esempio non dovrà più concedere alle giovani coppie, che già dedicano per oggettivi motivi di lavoro e di organizzazione dei loro impegni quotidiani pochissimo  tempo ai loro bambini, la possibilità di lasciarli il venerdì e il sabato sera al ‘parcheggio comunale’ per andare a divertirsi alla movida. Inoltre sarà tenuto a considerare che Parma ha un asilo nido per 715 abitanti, Salerno ne ha uno per 1731 abitanti, che la città emiliana ha una densità pari a 716 abitanti per chilometro quadrato mentre  a Salerno siamo in  2.358 a vivere in un kmq., che Parma ha 33 campi di calcio, tennis e calcetto  all’aperto  contro le pochissime unità di Salerno, che a Salerno le famiglie per far svolgere un po’ di attività sportiva ai propri figlioli sono costretti a versare contributi consistenti alle tante associazioni concessionarie delle palestre scolastiche.  Nei fatti sono solo alcune parrocchie che, grazie al generoso volontariato di tanti giovani, animano nella più assoluta gratuità, in alcuni pomeriggi della settimana, il tempo libero di bambini e fanciulli.

L’elenco potrebbe continuare, richiamando, ad esempio,  i pericoli  cui vanno incontro i minori a causa della libera circolazione di centinaia di biciclette condotte da adulti costretti ad  evitare le strade ordinarie per motivi di sicurezza, non potendo disporre di una pista ciclabile.

Decine di edifici che ospitano scuole del primo ciclo di istruzione sono prive di palestre, di strutture idonee ad attività laboratoriali e di ambienti polivalenti. Anzi alcune di esse, come la scuola primaria ‘Vicinanza ‘ e il liceo ‘Regina Margherita’, ospitano dal 1980, anno del sisma, uffici giudiziari, sottraendo spazi essenziali alla didattica.

Insomma definire Salerno anche ‘ Città della famiglia ‘ sembra un po’ troppo.

 

LA CULTURA E’ ANCHE E SOPRATTUTTO IL NOSTRO PASSATO

aprile 19th, 2012

 

Salerno, 19 aprile 2012

Ambrogio IETTO

LA CULTURA E I GIOVANI

 

Siamo al centro della Dodicesima Settimana della Cultura voluta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Come le altre Sovrintendenze d’Italia anche quella di Salerno ed Avellino ha fatto del suo meglio presso  enti  ed organismi istituzionali locali al fine di coinvolgerli in attività finalizzate a promuovere beni e risorse culturali disponibili nei rispettivi territori.

E’ giusto sottolineare che un numero non trascurabile di Comuni della provincia salernitana ha assicurato la propria adesione, concentrando l’attenzione, come è giusto che fosse, su testimonianze significative del patrimonio culturale locale. Ne è scaturito un elenco non solo ricco ma anche variegato di risorse che consentono al visitatore – osservatore di riconsiderare, a seguito di un itinerario organico da programmare e compiere, un percorso retrospettivo di straordinario interesse identificabile con le tappe più importanti acquisite dall’umanità nel corso del suo cammino verso la civiltà.

E’ sufficiente anche limitarsi a scorrere la lista di aree archeologiche e museali di proprietà statale situate nella nostra provincia per rendersi conto della qualità  di un patrimonio inestimabile: antiquarium ed area archeologica di Villa Romana a Minori, l’area archeologica e il museo nazionale di Eboli e della Valle del Sele, l’area archeologica di Nocera Superiore, di Sarno con l’integrazione del  prestigioso Palazzo Capua, di Foce Sele nel comune di Capaccio, di Buccino, di Fratte e del museo diocesano a Salerno, dell’Antiquarium di Sala Consilina, della certosa di San Lorenzo a Padula, del prezioso museo etrusco dell’Agro Piceno a Pontecagnano e di quello greco – dorico di Paestum arricchito dalla sua  vasta area archeologica.

A queste straordinarie ricchezze si aggiungono un po’ ovunque  importanti ed accattivanti risorse riconducibili all’ arte, alla storia, alla letteratura, al  paesaggio, alla natura ( uniche nel loro genere le grotte di Pertosa e di Castelcivita ).  Un simile patrimonio, dunque, si colloca nella categoria dei beni che, alimentando la curiosità propria dell’essere umano, ne stimola l’attività osservativa, ne incentiva i processi cognitivi, sollecita l’intelligenza a costruire collegamenti, correlazioni, interdipendenze, contribuendo ad affinare sempre più  l’autonoma riflessione critica. Dunque la cultura è tutto questo, è fattore determinante nell’affinamento delle capacità ragionative e nella formazione della personalità.

I giovani di oggi, nella generalità dei casi, non sono particolarmente attratti dalle testimonianze del passato. I loro primari interessi sono orientati verso nuove espressioni culturali, agevolmente veicolate attraverso i prorompenti ed invasivi canali mediatici. Di certo hanno favorevoli ricadute iniziative orientate a stimolare, mediante raccordi interdisciplinari tra cinema, teatro, danza, musica, scrittura, nuove potenzialità espressive e tendenze culturali innovative.

La domanda essenziale da porsi è se l’attenzione specifica ed unilaterale a forme artistiche d’avanguardia  senza robusti radicamenti critici nelle espressioni culturali  più significative del passato, costituisca un vero e proprio arricchimento dell’identità del giovane. E’ facile argomentare che il recupero critico del patrimonio culturale del passato spetta alla scuola, istituzionalmente deputata a trasmettere, a mediare e ad elaborare cultura.

Purtroppo va evidenziato a chiare lettere che la scuola sempre più si allontana da questo suo obiettivo istituzionale,  perseguendo anch’essa itinerari prossimi  agli interessi immediati dei ragazzi. Ci si rende conto che  delineare un percorso didattico – metodologico che favorisca intelligenti correlazioni tra presente e passato non è operazione semplice. Necessita che il docente – mediatore culturale irrobustisca notevolmente i suoi saperi, coltivi costantemente la sua formazione continua ed abbandoni la didattica trasmissiva e logocentrica che il più delle volte produce tra i giovani disattenzione e noia.

Ovviamente la scuola va anche aiutata. Non è concepibile, ad esempio, che nella nostra città l’accostamento al linguaggio della musica lirica rappresenti un privilegio per determinate classi sociali. Anche un posto ridotto per studenti universitari al palco di quinta fila al nostro teatro comunale costa 40 euro. Mancano mattinate riservate a studenti delle superiori. Per una città che enfatizza gli interventi a favore della cultura non costituisce una referenza positiva esibire una stagione lirica di dignitoso livello, riservandone la fruizione  esclusivamente a determinate fasce della nostra comunità.

Ricerca personalizzata
Categories
Pagine
Search